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Crisi nel piatto e cibi contaminati, a Napoli si discute di sicurezza alimentare

DSCF6088Dal formaggio senza latte al vino senza uva, dal cioccolato senza cacao, alla carne annacquata, ma ci sono anche il vino zuccherato, il miele contaminato dal polline biotech senza nessuna indicazione in etichetta come pure i formaggi similgrana prodotti all’estero, tra le novità permesse dall’Unione e in commercio anche in Italia che non si può opporre alle regole europee.

E’ quanto denunciato dalla Coldiretti al maxi raduno con diecimila agricoltori dalle diverse regioni del Nord Italia al Mico – Fiera Milano Congressi. Oggi a Napoli la Coldiretti Nazionale si incontra per fare il punto della situazione e parlare dell’agricoltura di chi ama l’Italia. In una tavola rotonda il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, i Governatori di diverse regioni, Guido Barilla, Stefano Albertazzi,  il procuratore Giancarlo Caselli e il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti hanno affrontato il tema scottante della “crisi nel piatto e  cibi contaminati”.

Una mozzarella su quattro in vendita in Italia è stata ottenuta con semilavorati industriali, chiamati cagliate, che vengono dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta per effetto della normativa europea. L’Unione Europea non è favorevole al tappo antirabbocco per impedire le frodi nella somministrazione dell’extravergine, ma sulle bottiglie ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” previste dalla normativa comunitaria per far conoscere la provenienza delle olive ai consumatori.

L’Italia è il maggior importatore mondiale di olio di oliva, ma solo un italiano su quattro (27 per cento) ritiene che la gran parte dell’extravergine in vendita sia ottenuto totalmente o per la maggior parte con olio straniero, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Storica l’imposizione all’Italia dell’Unione di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

DSCF6097L’Unione Europea consente anche per alcune categorie di carne la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5 per cento, ma per alcuni prodotti (wurstel, mortadella) tale indicazione può essere addirittura elusa e potrebbero essere esclusi dagli obblighi di indicazione della quantità d’acqua mentre in tutta Europa circolano liberamente imitazioni low cost del Parmigiano reggiano e del Grana Padano realizzate fuori dall’Italia senza alcuna indicazione della provenienza e con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine. Le importazioni dei cosiddetti “similgrana” in Italia sono raddoppiate negli ultimi dieci anni con gli arrivi da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia che hanno raggiunto un quantitativo stimato in 83 milioni di chili.

Più di un italiano su tre (36 per cento) ritiene che le norme varate dall’Unione Europea abbiano peggiorato l’alimentazione e il cibo DSCF6094servito a tavola. La maggioranza  degli italiani ritiene la regolamentazione comunitaria non adeguata a garantire la qualità, la sicurezza ma anche il rispetto delle tradizioni enogastronomiche della penisola anche per il via libera ad allucinanti novità nel piatto, ai  vincoli che hanno fatto scomparire  cibi e ricette tipiche della tradizione nazionale senza dimenticare le alchimie negli ingredienti che hanno snaturato anche gli alimenti più comuni e le contraddizioni che impediscono la massima trasparenza nell’informazione ai consumatori e limitano addirittura  la libertà di scelta di singoli cittadini o di interi Paesi.

Oltre la metà della spesa degli italiani è anonima per colpa delle contraddittoria normativa comunitaria che obbliga ad indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non per quella suina o per i prosciutti, per l’ortofrutta fresca, ma non per quella trasformata, per le uova ma non per i formaggi,  per il miele ma non per il latte. In Europa le emergenze alimentari dovute alle sofisticazioni sono costate solo in Italia almeno 5 miliardi negli ultimi quindici anni, dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina al grano canadese contaminato dall’ocratossina fino alla carne di maiale irlandese alla diossina che è stata trovata nei mangimi e negli allevamenti in Germania. Eppure si procede con estrema lentezza, anche DSCF6096per effetto della pressione delle lobby, con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, approvato nel novembre 2011 che, dopo 46 mesi di discussione, è entrato in vigore il 17 dicembre 2013 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili, ma con applicazione, tuttavia, posticipata al 1 aprile 2015, mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data – continua la Coldiretti – rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.

 

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