Rapporto ISMEA 2015 sulle produzioni italiane agroalimentari e vitivinicole
L’Esposizione Universale di Milano 2015 si è conclusa da alcuni mesi e il suo successo si misura su almeno due fronti: l’aver affrontato un tema – quello della sfida alimentare – che richiederà nei prossimi anni uno sforzo condiviso da parte dell’intera comunità internazionale, e l’aver rappresentato un’importante vetrina per il modello agroalimentare italiano, affermando l’Italian way of fooding come patrimonio unico al mondo per ricchezza, varietà e valori.
Sul primo tema il contributo di Expo per la definizione di una global food policy è stato determinante, poiché ha posto, all’attenzione della collettività, valori, diritti e responsabilità oggi giorno irrinunciabili, come il diritto al cibo, la lotta agli sprechi alimentari, la tutela del suolo agricolo, la salvaguardia della biodiversità e l’esigenza di un’efficace educazione alimentare e ambientale. Sulla valorizzazione del made in Italy, l’evento ha riservato un ricchissimo calendario di iniziative che hanno rappresentato un momento importante di visibilità per il nostro Paese e un’occasione per promuovere le nostre produzioni d’eccellenza. L’Assemblea Mondiale
delle Indicazioni Geografiche – organizzata dal Mipaaf – che si è svolta nel corso del semestreespositivo, ha attirato l’attenzione di stakeholder e opinion leader di tutti i paesi sulla necessità di rafforzare la politica europea per la valorizzazione e la difesa delle Indicazioni Geografiche.
Se non si vogliono disperdere le energie, le idee e gl’impegni assunti, l’Esposizione Universale non va considerata come un punto d’arrivo ma, piuttosto, un fondamentale punto di partenza per una più incisiva politica di promozione, tutela e valorizzazione a livello internazionale delle nostre tradizioni, della tipicità e della qualità del made in Italy.
È in questo contesto di grande fermento e ritrovata fiducia del settore che si rinnova, anche quest’anno, la proficua collaborazione con la Fondazione Qualivita con il XIII Rapporto sulle DOP e IGP che, per la prima volta, prova a fare il punto complessivo dello stato delle Indicazioni Geografiche, ampliando il suo raggio d’azione anche al mondo del vino.
L’incremento del numero delle richieste di protezione in Italia, in Europa e anche fuori dai confini comunitari, rappresenta un segnale importante dell’interesse verso un modello basato sulla qualità alimentare e sulla sua certificazione.
Un modello in cui l’Italia eccelle con i suoi 569 prodotti DOP e le sue 230 IGP, mantenendo saldo il suo primato in Europa e nel mondo.
Nel 2015, nel nostro Paese ci sono stati ulteriori nove riconoscimenti, a riprova del fatto che
produttori e territori continuano a credere nella qualità e a investire nel sistema di riconoscimento e certificazione comunitario. Quest’anno, il patrimonio italiano si è arricchito di due formaggi DOP (il Pecorino delle Balze Volterrane e il Silter), di due prodotti IGP nel segmento della Panetteria (La Focaccia di Recco col formaggio e il Pampapato di Ferrara), accanto a tre prodotti Ortofrutticoli (Patata Rossa di Colfiorito IGP, Patata novella di Galatina DOP e Cipolla bianca di Margherita IGP) e a due IGP a base di carne (il Salame Piemonte e la Finocchiona).
I numeri complessivi danno evidenza del definitivo sdoganamento, ove ce ne fosse stato bisogno, del settore delle Indicazioni Geografiche dal mondo delle “nicchie”.
L’Italian food and wine delle Indicazioni Geografiche sfiora un valore all’origine di 13 miliardi e mezzo, incidendo per il 10% sul fatturato dell’intera industria alimentare e delle bevande nazionale. Ancora più significativo il peso sul mercato estero, dove le IG alimentari e vinicole, con 7,1 miliardi di euro, rappresentano una quota del 21% dell’export italiano agroalimentare complessivo (2014, anno di riferimento).
Anche dal punto di vista territoriale, il dato evidenzia un coinvolgimento di estrema rilevanza se si stima che la SAU (Superfice Agraria Utile) coinvolta direttamente o indirettamente nella produzione di Indicazioni Geografiche è del 56% rispetto al totale. (tratto dal rapporto ISMEA. Intervento Raffaele Borriello – direttore generale ISMEA)










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