Premio ExtraBio 2016, gli oli biologici della Campania si mettono in mostra
La Campania può vantare una storia olivicola molto antica e una struttura produttiva dalle grandi potenzialità. La tradizione vuole che le prime piante fossero introdotte dai Focesi, nel IV sec. a.C. L’olivo domina il paesaggio nelle aree interne e svolge una funzione insostituibile nella protezione del suolo e nella conservazione dell’ambiente.
L’olivicoltura campana appare molto diversificata nelle varie zone di coltivazione. Nella sola provincia di Salerno, ad esempio, convivono modelli di coltivazione profondamente diversi. Nel Cilento costiero – una delle aree a maggiore vocazione e tradizione olivicola – gli impianti appaiono ancorati a schemi tradizionali, con largo impiego di manodopera, allevamento a vaso impalcato alto, sesti ampi ed irregolari, piante di grande taglia e ultrasecolari, tecniche di coltivazione condizionate dalla dimensione delle piante e da un’orografia spesso difficile.
Nelle aree dell’Alto e Medio Sele, il cuore della nuova olivicoltura, dove intensa è stata l’azione di rinnovamento, invece, l’età media degli olivi è per un terzo inferiore ai 30 anni, mentre gli oliveti ultracentenari rappresentano solo il 20% del totale.
In questa zona si è fatta strada una nuova olivicoltura, intensiva, spesso irrigua, meccanizzata e innovativa, in grado di ridurre i costi di produzione e di migliorare la qualità del prodotto.
Ma segnali di rinnovamento vengono da tutte le principali aree olivicole della regione, dove intense sono state le azioni di ristrutturazione, razionalizzazione e ammodernamento degli impianti. Nella raccolta, fase cruciale ai fini del miglioramento qualitativo del prodotto, anche grazie ad una intensa azione informativa effettuata in questi anni, si registrano importanti e diffusi miglioramenti.
Un elemento di grande importanza, che potrà contribuire all’affermazione dell’olivicoltura campana, è rappresentato dal patrimonio varietale della regione, che appare molto ricco e diversificato. In tutte le principali aree olivicole, infatti, sono presenti varietà autoctone di elevato pregio e spiccata tipicità, che, se adeguatamente valorizzate, possono contribuire all’affermazione di un’olivicoltura di qualità.
La produzione deg
li oli extravergini biologici vede impegnate le imprese che fanno questa scelta ad affrontare una produzione legata al rispetto del’ambiente e della sostenibilità dei processi. Queste aziende sono tenute ad operare in campo in maniera molto attenta, ricorrendo a tutti gli accorgimenti colturali utili a preservare la fertilità del suolo utilizzando quei pochi prodotti consentiti di natura vegetale per la difesa della produzione.
Questa mattina presso la Camera di Commercio di Napoli si è aperta la decima edizione del premio Extrabio, organizzato dalla Regione Campania in collaborazione con Coldiretti Campania. Il premio nelle sue primissime edizioni contava circa 20 aziende partecipanti, oggi vede 50 aziende contendersi l’ambito premio.
Il premio ExtraBio 2016, diviso in tre categorie è andato a: categoria “fruttato intenso” all’azienda agricola Torre a Oriente di Torrecuso (Benevento); categoria “fruttato leggero” all’azienda agricola Torretta di Battipaglia (Salerno); categoria “fruttato medio” all’azienda La Pianurella di Capua (Caserta).
Prima della premiazione il Dott. Raffaele Sacchi -Professore di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Federico Il di Napoli, ha illustrato le ultime scoperte sugli effetti dell’olio sulla salute dell’uomo.
Come ogni anno, la Coldiretti ha assegnato il premio speciale Biolabel alla migliore etichetta. Il Biolabel 2016 è andato all’Oleificio Dell’Orto di Oliveto Citra (Salerno). “Questi imprenditori – ha commentato il presidente di Coldiretti Campania Gennarino Masiello nel suo intervento – sono stati visti fino ad oggi come matti. Ma il tempo e l’impegno anche della struttura regionale ha dato loro ragione. Pur senza grandi quantità di prodotto sono riusciti a sbarcare su mercati internazionali importanti, uno su tutti il Giappone. Sono la dimostrazione vivente che la strada da seguire in Campania è la qualità e la distintività territoriale, che rendono il nostro patrimonio agroalimentare inimitabile e unico”.










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