L’agricoltura moderna passa dalla meccanizzazione alla robotica
Una nuova era si affaccia sull’agricoltura, la meccanizzazione agricola lascia il posto alla robotica, ai droni e all’informatizzazione della gestione dei terreni e dei vigneti.
Nel linguaggio comune, un robot è un’apparecchiatura artificiale che compie determinate azioni in base ai comandi che gli vengono forniti. Queste azioni dovrebbero essere eseguite al fine di sostituire o coadiuvare l’uomo nella fabbricazione o in ambienti proibitivi o non compatibili con la condizione umana, o semplicemente per liberare l’uomo da impegni. L’utilizzo dei robot rappresenta il “nuovo” che sta muovendo i primi passi. Gli esempi sono ormai comuni negli impianti di mungitura o vinificazione e sono in fase avanzata nelle coltivazioni molto regolari e in ambiente protetto (vivai, serre, floricoltura).
Negli ultimi anni si è assistito a un incremento del numero di robot di mungitura installati in Italia. Questa tendenza, testimonia l’attenzione degli allevatori verso questa tecnologia, le cui promesse sono davvero allettanti: drastica riduzione della presenza dell’uomo in stalla, aumento di produzione per vacca e anche maggior benessere e salute degli animali.
Che i robot stiano diventando rapidamente sempre più importanti lo dimostra la nascita di eventi fieristici legati alla robotica e alle sue applicazioni. Però non è tutto oro ciò che luccica e i problemi legati all’impiego dei robot in agricoltura non mancano. Non si tratta di problematiche unicamente di tipo agronomico o ingegneristico ma anche di natura sindacale visto che l’utilizzo di macchine complesse in agricoltura potrebbe creare problemi per l’occupazione.
I robot agricoli potrebbero sostituire la forza bruta delle trattrici e dei loro organi lavoranti con la gentile precisione dei servomeccanismi. In questo modo disturberebbero al minimo il suolo intervenendo quasi chirurgicamente, ad esempio nella eliminazione delle erbacce, come solo l’intervento diretto dell’uomo sarebbe in grado di fare.










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