La Xylella fastidiosa attacca gli olivi salentini
Il Salento trema di fronte all’epidemia di Xylella fastidiosa. Il batterio killer degli ulivi, anche secolari si è già esteso in un’area di 8 mila ettari. Da molti comuni è già vietato l’espianto per paura che la malattia si propaghi e a rischio ci sono anche altre specie.
Quello che inizialmente sembrava un evento localizzato ha ormai mostrato il suo volto peggiore, la Xylella fastidiosa, che decima le piante senza fare distinzioni tra giovani esemplari o monumenti della terra. Per curarla occorrono potature radicali che abbatteranno per anni la produzione nelle aree già colpite, dalle quali comunque la minaccia adesso si estende all’intero Salento e alla Puglia, con pericoli economici altissimi.
Dalla zona ionica del Salento che va da Gallipoli a Lequile, passando per i comuni di Ugento, Taviano, Casarano, Melissano, Racale, Parabita, Alezio, Sannicola, Nardò, Galatina: nell’area coperta da questi comuni non si potranno estirpare gli ulivi per venderli ai giardini privati del Nord Italia, per evitare che l’infezione si allarghi.Le piante infette dovranno essere potate drasticamente e la ramaglia di risulta dovrà essere bruciata.Facili da riconoscere i sintomi della malattia. Durante l’estate e l’inizio dell’autunno si evidenzia un progressivo ingiallimento delle foglie e di vaste porzioni dell’olivo. I sintomi sono simili a quelli della verticilliosi ma, in questo caso, possono iniziare anche dalle parti più basse della chioma. Il batterio, infatti, attacca la pianta occludendone i vasi xilematici, impedendo così l’idratazione della pianta. Xylella fastidiosa è stata importata dalle Americhe, dove attacca viti ma anche agrumi, caffè, mandorle, oleandri. Il fenomeno, anche se produce effetti visibili agli impianti arborei olivicoli non pregiudica in alcun modo la qualità delle olive, sia da mensa che da olio, né influisce sulle caratteristiche dell’olio che da esse se ne ricava.










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