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Il Falerno del Massico al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

villamatildeNell’ambito della rassegna “Giovedì sera al MANN. Le Arti in giardino tra mito e natura” giovedì 1 settembre dalle ore 19,00, con biglietto di ingresso al Museo di euro 2,00,  è prevista la conferenza “Dioniso, la vite e il vino”. Relatori: Federica Giacobello, Università degli Studi di Milano, Alberto Palliotti, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università di Perugia. Alle ore 20.30 nel giardino delle Camelie, per i primi 130 visitatori delle ore 19, in degustazione il Falerno del Massico dell’azienda Villa Matilde di Cellole (Ce).

La storia di Villa Matilde comincia negli anni Sessanta con l’avvocato Francesco Paolo Avallone, appassionato cultore di vini antichi, che, incuriosito dai racconti di Plinio e dai versi di Virgilio, Marziale ed Orazio sul vinum Falernum, decise di riportare in vita il leggendario vino scomparso al principio del secolo scorso.
Dopo anni di studio, coadiuvato da un gruppo di amici, tra cui alcuni docenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, individuò le viti che avevano dato vita al Falerno in epoca romana: rimpiantò nelle terre del Massico pochi ceppi sopravvissuti miracolosamente alla devastazione della filossera di fine Ottocento e fondò Villa Matilde.
Oggi l’azienda è guidata dai figli di Francesco Paolo, Maria Ida e Salvatore Avallone che con dedizione esclusiva proseguono il sogno e il progetto del padre raccogliendone l’importante eredità e guardando ancora oltre: dall’Ager Falernus si sono spinti sino alle province di Benevento e Avellino con nuove vigne, nuovi progetti e vini che raccontano l’identità forte della Campania Felix.
“Quando si parla di archeologia e vino, Villa Matilde è sempre presente. Perché tutto è iniziato così, studiando i testi antichi, riallacciando i fili della memoria e riportando in produzione il vino dell’antichità, il vino degli Imperatori romani, il Falerno, che oggi rappresenta la nostra identità in Italia e nel mondo”, commenta Maria Ida Avallone.

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