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Il cibo del futuro nei semi del passato

Nelle grandi fattorie meccanizzate americane, ogni mietitrebbiatrice può mietere fino a dieci ettari di terreno all’ora e fornire dati in tempo reale sulle resa del raccolto. E’ questo il modo con cui viene prodotto la maggior parte del cibo consumato dagli americani. L’agricoltura commerciale ha compiuto progressi enormi con l’aiuto di fertilizzanti e pesticidi per aumentare la resa del raccolto. Purtroppo solo una parte di questo cibo nutre effettivamente le persone, una parte viene usata per il bestiame e una parte per produrre biocarburanti.

Ad un mondo che chiede sempre più cibo, cosa diamo realmente da mangiare?

La produzione mondiale di frumento è stata nel 2009 di 681,9 milioni di tonnellate, di cui 138,7 nella sola Unione Europea. Sempre nel 2009 i primi cinque produttori mondiali sono stati la Cina (115 mt), l’India (81 mt), la Russia (62 mt), gli Stati Uniti d’America (60 mt) e la Francia (38 mt).

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L’Italia è un forte produttore di frumento grazie anche al clima favorevole a questa coltura. Nel nostro paese  il frumento occupa circa il 35% dei seminativi. Nel 2014 la produzione nazionale di frumento è stata di 17.981.936 tonnellate per una superficie coltivata di 3.173.422 ettari ( dato ISMEA ). Le province più attive in Italia nella produzione del frumento sono Palermo e Foggia.

Per migliorare l’ambiente, l’alimentazione e la salute, in alcune parti del nostro Paese è partita una vera e propria rivoluzione agricola che ha visto protagonista il frumento locale. Molti contadini del Bel Paese stanno passando al biologico recuperando delle sementi locali, dette anche grani antichi. La caratteristica principale di questa semenza è l’adattabilità alle locali condizioni ambientali, alla composizione e all’esposizione del terreno.  In Sicilia, il ritorno dei grani antichi ha trasformato anche il paesaggio. Sui Nebrodi il frumento era scomparso da tempo.

In Campania nel 2010 erano presenti 9413 aziende ( CE 603, BN 2597, NA 22, AV 3396, SA 2795 ) che coltivavano frumento tenero su 12886,22 ettari e 17795 aziende che coltivavano frumento duro su 54368,82 ettari ( dati 6°censimento generale dell’agricoltura) .

Iniziando dalle pendici del Taburno, le colline a est e a sud di Benevento si tingono di verde intenso a primavera, di giallo in estate e di marrone scuro in autunno. Questi sono i colori caratteristici dei terreni coltivati a cereali, fra i quali primeggia il grano: prima allo stato erboso, poi maturo e infine del terreno nudo e arato, pronto per accogliere le nuove colture. Un gruppo di produttori stanchi del cibo anonimo, insapore, standardizzato, ha deciso di ripristinare la coltivazione di antiche varietà. Uno di queste semenze è il  grano duro Cappelli, antica varietà italiana selezionata nel 1915 da N. Strampelli che la definì” razza eletta italiana”. La pianta presenta caratteristiche particolari. Lo stelo è alto circa m. 1,80 e questo non consente lo sviluppo delle infestanti, la spiga è bruna perchè circondata da grandi baffi scuri e ha grandi chicchi in una lunga cariosside. La resa del raccolto è bassa (circa 20-24 q. x ettaro) a causa soprattutto dell’allettamento per il suo alto fusto che si piega al vento e alla pioggia rendendo difficile la mietitura con grande perdita di prodotto. Questo antico grano è coltivato in purezza, non presenta incroci con le coltivazioni moderne. Contiene fibre, proteine, magnesio, potassio e zinco in dosi superiori agli alti grani. Inoltre è a basso contenuto di grassi, senza colesterolo e questo favorisce l’alta digeribilità.

Il Gentil Rosso è un’altra varietà antica di grano, che veniva coltivata in Italia ad inizio 1900 ed è stata per 30 anni il grano più coltivato in tutta la penisola. Ha come caratteristica una spiga abbastanza alta con un colore, quando matura, tendente al rossiccio. Fu sostituita in favore di grani più produttivi e dalla spiga più bassa. Come tutti i grani antichi ha un buon tenore di proteine, ma poco glutine. Anche questo grano è coinvolto in un progetto di rigenerazione della filiera cerealicola appenninica sia in Campania che in Molise

Il progetto BIOADAPT – Adattamento di miscugli varietali e popolazioni evolutive di frumento tenero per il settore delle produzioni biologiche, è un progetto  emiliano-romagnolo che ha come  primo obiettivo lo sviluppo di un programma che favorisca la cerealicoltura biologica regionale tramite il recupero e la valorizzazione di accessioni di frumento tenero di antica costituzione. Il secondo obiettivo è favorire un modello di agricoltura  a basso impatto ambientale dalla fase produttiva alla fase di commercializzazione del prodotto. La ricerca interessa i grani: Andriolo, Frassineto, Gentil Rosso, Inallettabile e Verna.

Il Frassineto è un antico grano tenero a semina autunnale, diffuso fino all’inizio del novecento in molte regioni del centro e del nord Italia.

E’ una varietà molto alta, anche oltre il metro e mezzo: per questo motivo ha una certa tendenza all’allettamento, cioè a coricarsi in caso di forti temporali che colpiscono il campo all’inizio dell’estate quando lo stelo è già alto e la spiga comincia a pesare perché i semi sono in accrescimento. L’altezza, come in tutti i grani antichi, di questo frumento gli permette di essere in concorrenza alle erbe infestanti, infatti il Frassineto cresce più veloce e più alto, e non necessita di alcun intervento di contenimento delle infestanti, laddove invece la pratica attuale della cerealicoltura prevede importanti interventi diserbanti.

Gli unici dati ufficiali (fonte ISMEA ) ad oggi disponibili sull’andamento produttivo nazionale dei frumenti sono quelli diffusi dall’ISTAT lo scorso febbraio, queste informazioni stimano per il 2018 un calo dell’1,8% delle superfici a frumento duro e un aumento del 4,5% di quelle a frumento tenero. Sul fronte produttivo vengono rilevate forti criticità in termini di rendimenti unitari e di qualità della granella a causa del caldo anomalo primaverile durante le fasi di fioritura e le intense piogge di luglio che hanno ritardato le operazioni di trebbiatura. Le rese a ettaro molto probabilmente risulteranno più basse dello scorso anno, soprattutto per il frumento tenero per il quale in alcuni areali del Centro Nord sono state segnalati cali delle rese anche del 20%. Il raccolto 2018 dovrebbe essere caratterizzato da un peso ettolitrico e da un contenuto proteico poco soddisfacente. Questo porterà i trasformatori italiani (pane, pasta ecc. ) ad aumentare la percentuale di grano importato da altre nazioni per far fronte alle proprie produzioni.

La sperimentazione lungo la catena appenninica della coltivazione “coraggiosa” dei grani antichi è affidata esclusivamente a piccole comunità di agricoltori che sotto la spinta di associazioni agricole e centri di ricerca portano avanti un progetto di costruzione di filiera cerealicola sicuramente più pulita e più buona ampiamente richiesta oggi da un mercato sempre più esigente e orientato al prodotto naturale e biologico a cui anche i grandi produttori stanno volgendo la loro attenzione.

 

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