Elezioni: l’incontro della Coldiretti con Nichi Vendola (SEL)
“Spero che nel tuo intervento di oggi troveremo ulteriori conferme sulla volontà di affermare un modello di sviluppo diverso, lo stesso che raccontiamo nel nostro “l’Italia che vogliamo”, un modello di sviluppo che non insegua le economie di scala ma faccia leva sulle sue qualità e sui suoi punti di forza, un’Italia che deve sapere portare le sue distintività nel mondo. Un’Italia che sappia mettere il cibo al centro della sua agenda politica e capace di battersi per politiche di verità, giustizia e trasparenza, anche in Europa.” E’ con queste parole che il Presidente della Coldiretti Sergio Marini ha accolto il Presidente di Sinistra ecologia libertà (SEL) Nichi Vendola protagonista del secondo appuntamento con i leader politici in cui Coldiretti presenta le sue proposte in vista delle prossime elezioni politiche.“Voglio partire dalla crisi “- ha risposto Vendola – “perché persiste una sua banalizzazione e lettura sciocca basata sull’idea che alla fine del tunnel possiamo tornare alla situazione precedente. Con il tempo abbiamo finalmente capito che non si tratta solo di una crisi finanziaria ma anche sociale e antropologica. La finanza domina incontrastata la scena mondiale e impedisce alla politica di fare domande. L’agricoltura è un ingrediente per riportare con i piedi per terra questo “mondo cannibalesco”. Il tema del futuro è il lavoro e deve essere rimesso al centro della politica mondiale e l’agricoltura è un settore chiave per la sua promozione, il lavoro nelle campagne rappresenta una delle prospettive più interessanti! Purtroppo però siamo difronte ad un continuo spopolamento delle campagne che la politica è chiamata a contrastare. Si tratta di un problema non solo economico ma anche ambientale perché la mancanza di coltivazioni genera indebolimento, fragilità e desertificazione del territorio.
“Dov’è finita la campagna?” – si chiede Vendola, nel costatare come nel nord Italia si assiste ad una cementificazione volgare dei paesaggi agrari finora considerati un fondamento della nostra identità civile. “Gli investimenti in cura, prevenzione e messa in sicurezza del territorio sono una necessità assoluta”.
“Tornare alla terra con strumenti di innovazione significa presidiare fisicamente il territorio e farlo con intelligenza significa garantire la tracciabilità dei prodotti e la regolamentazione del mercati finanziari; perché non si può più permettere che vincano i furbi e che la contraffazione diventi la regola con cui si alimenta la concorrenza sleale. “Penso” – continua Vendola – “che lavorare oggi sulla filiera corta, sulla cultura e sulle colture legate alla tipicità sia la chiave per dare una chance ai giovani”.
Riguardo al futuro della PAC e del ruolo dell’Italia, Vendola ha precisato che: “la politica agricola dev’essere in grado di coordinare nel segno dell’interesse globale tutti i protagonisti della filiera agroalimentare e non deve rischiare di diventare il finanziamento per attività non realmente produttive. Più in generale la politica comunitaria deve essere liberata da atteggiamenti di lobby, molto di più di quanto non sia stato fatto nel negoziato sul bilancio 2014-2020”.
“E’ mortificante” – prosegue il Presidente di SEL – “vedere che di fronte a temi centrali come quello dell’alimentazione e del controllo dei prezzi delle derrate alimentari l’azione europea produca effetti collaterali negativi, come nel caso della decisione di autorizzare la produzione di cioccolato senza cacao!”
Sul tema della burocrazia il Presidente del SEL ha sottolineato il problema della modernizzazione della pubblica amministrazione: “i burocrati hanno bisogno di essere formati e selezionati per avere le competenze giuste ed essere protagonisti in Europa. La sburocratizzazione, la certezza dei tempi nel rapporto tra cittadini e imprese è in capo alla politica, e non posso essere considerati come un optional”.
“Non è più immaginabile”- continua Vendola – “che l’agricoltura sia come una fabbrica decotta in attesa di ammortizzatori sociali; non è più possibile assistere ad agricoltori che occupano le piazze per chiedere un ristoro dei consueti danni. Non è possibile che la politica non venga in soccorso del mondo agricolo nell’azione di “seppellire i morti”, ovvero eliminare le produzioni che non hanno mercato a vantaggio di quelle ad alto potenziale, attraverso le necessarie politiche d’innovazione e qualificazione”. “Non è possibile” – conclude il leader del SEL – “immaginare un agricoltura con il cappello in mano sempre in attesa di elemosina. Dobbiamo promuovere un agricoltura all’arrembaggio, alla conquista del mondo!”
“Tutto ci fa intendere che stiamo in una nuova era: la “bussola” per orientarsi non possono essere che l’innovazione e il coraggio. Non si può vivere con pigrizia e indolenza culturale ma bisogna attrezzarsi al cambiamento combattendo quelle “bizzarrie” tipiche del nostro Paese, come ad esempio la mancanza di un piano energetico nazionale e la propensione a finanziare multinazionali di combustibili fossili e di energie alternative piuttosto che incentivare i produttori agricoli mettendoli nella condizione di autoassolvere al proprio fabbisogno energetico attraverso piccole centraline a biomassa. Al giorno d’oggi o si coniuga il profitto d’impresa con il profitto sociale e ambientale oppure si va incontro ad una catastrofe”.
“Voglio rassicurarti” – ha concluso il Presidente Marini – “che noi rappresentiamo proprio l’agricoltura e il Paese all’arrembaggio, quelli che stanno provando a dare una prospettiva nuova e diversa al Paese, che si impegnano in un percorso che concilia gli interessi particolari di profitto con quelli generali del benessere della società: è la nostra missione”.










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