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Olio tunisino: Più info in etichetta: si mettano i consumatori in grado di scegliere e si sostenga l’olivicoltura, oggi l’anello più debole di tutta la filiera

L’esempio del Presidio Slow Food Olio extravergine italiano insegna: scriviamo tutto in etichetta

Partiamo dai fondamentali: ieri il Parlamento Europeo in seduta plenaria ha approvato l’accordo che consente il via libera all’importazione nell’Unione europea senza dazi di 35mila tonnellate l’anno in più di olio d’oliva tunisino per il 2016 e il 2017. Quantità che si sommano alle attuali 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia. L’atto approvato dal Parlamento è un regolamento e quindi, dopo l’approvazione formale da parte del Consiglio e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sarà immediatamente esecutievento_foto_5956_slow_foodvo, probabilmente già dal mese di aprile.

Misure, queste, pensate per sostenere l’economia del Paese maghrebino che attraversa un periodo di grave crisi, ma che nella realtà non darà i benefici sperati all’economia locale. Chi paga i dazi, infatti, sono gli importatori, non disposti a riconoscere neppure un centesimo del risparmio sui dazi agli olivicoltori tunisini. Da sottolineare anche che dalla votazione è stato ottenuto l’obbligo di tracciabilità del prodotto tunisino, il divieto di proroga oltre i due anni previsti e una valutazione a medio termine dell’esecutivo Ue, per verificare eventuali danni ai produttori europei.

Quali sono quindi i rischi per i consumatori italiani?

Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di una normativa che tolga ogni dubbio e consenta di evidenziare in etichetta tutte le informazioni necessarie, dalle cultivar utilizzate ai metodi di lavorazione, e che permetta ai consumatori di capire immediatamente da dove arriva il loro olio. Non è in discussione la qualità (o addirittura la salubrità) dell’olio tunisino, ma i consumatori devono essere messi nella condizione di scegliere consapevolmente se ciò che stanno acquistando corrisponde alle loro attese, anche per quanto concerne l’origine. Ora come ora il rischio è invece che un olio proveniente dalla Tunisia finisca per essere venduto per olio italiano solo perché, magari, è italiano il marchio che lo commercializza, evidentemente traendo in inganno i consumatori. Il Ministro Martina, pur dichiarandosi contrario a queste misure, ha garantito un aumento dei controlli anti frode da parte delle autorità portuali e del corpo forestale, per evitare che si contamini l’olio nazionale con altro contraffatto.

Slow Food ha di recente dato vita al primo Presidio nazionale, quello dell’olio d’oliva appunto. I produttori coinvolti in questo progetto hanno adottato l’etichetta narrante per raccontare tecniche di produzione, concimazione, raccolta e lavorazione utilizzate, e quindi garantire l’assoluta trasparenza del prodotto commerciato. Questo può essere un utile esempio per garantire chi fa la spesa al momento della scelta di un olio da portare in tavola.

Dal loro canto i consumatori devono sforzarsi di acquisire il maggior numero di informazioni possibili sull’olio che acquistano: per esempio se è indicata la cultivar, sarà più facile farsi un’idea anche sull’area di provenienza delle olive, oppure privilegiare l’olio che è stato prodotto e confezionato dalla stessa azienda. Di solito questo non succede: spesso chi confeziona e distribuisce non produce.

Un impegno inutile però se nel frattempo non si mettono in atto politiche in grado di valorizzare meglio il comparto oleario nazionale a partire dall’olivicoltura che continua a essere, incomprensibilmente, l’anello più debole della filiera. Non si capisce infatti che un patrimonio di cultivar, unico al mondo, come quello italiano, debba passare quasi clandestino, al punto che ormai sui grandi numeri è del tutto inutile parlare di varietà, areali produttivi e tecniche di coltivazione. Un percorso volto a riconoscere le identità produttive di questo settore è davvero l’unico da mettere in campo se l’Europa vuole effettivamente, e giustamente, abbandonare ogni politica vagamente protezionista.

Gaetano Pascale

Presidente Nazionale Slow Food Italia

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