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“Lo sviluppo del Mezzogiorno e il ruolo della Cooperazione”. L’Alleanza delle Cooperative si interroga

Il Rapporto Svimez 2015, in cui il Mezzogiorno appare meno sviluppato della Grecia, oltre a focalizzare l’attenzione sul grido d’allarme lanciato per il settimo anno consecutivo dall’Istituto sull’arretramento di un terzo del Paese, ha finalmente rimesso al centro della discussione la “questione meridionale”. Questo è il momento, infatti, in cui si registra il peggior andamento dell’economia nel Meridione dal secondo dopoguerra. Il presidente dello Svimez, adriano giannolaAdriano Giannola, intervenendo alla tavola rotonda “Lo sviluppo del Mezzogiorno e il ruolo della Cooperazione” , tenutasi alla Camera di Commercio di Napoli in occasione dell’assemblea annuale di Alleanza delle Cooperative Italiane Campane, si è soffermato sul Rapporto sottolineando che il dato economico negativo del Meridione  scaturisce dall’analisi degli allarmi lanciati dalle organizzazioni industriali.

Solo alcuni anni fa, si parlava, in modo provocatorio di abolire il Mezzogiorno e ridurre le politiche di sviluppo territoriale nel Paese. Da allora è mancata una capacità di visione strategica all’altezza dei problemi nel Mezzogiorno da parte della politica.

Se nel complesso l’economia italiana sta uscendo lentamente dalla crisi, il Mezzogiorno ancora non vede segni di ripresa. Nel 2014 il Prodotto Interno Lordo è calato nel Mezzogiorno del -1,3%, rallentando la caduta già registrata l’anno precedente pari a -2,7%. Le regioni del Sud hanno risentito non solo dello stimolo relativamente inferiore rispetto al resto del Paese della domanda estera, ma anche della riduzione della domanda interna. La crisi sta lasciando un Paese ancora piu’ diviso del passato e sempre più diseguale. La forte riduzione degli investimenti nel Mezzogiorno ha diminuito la sua capacità industriale a cui si è associata una migrazione di capitale umano. Nel triennio 2011-2013 gli investimenti pubblici nel Centro Nord si sono ridotti del 7%, mentre nello stesso periodo per il Mezzogiorno si registrava una riduzione pari al 15%.

assemblea alleanza cooperative campaniaSarebbe semplice fare l’elenco delle cose che non vanno nel Mezzogiorno, ma la Cooperazione vuole approcciare il tema ribaltando l’ottica, accettando la sfida e partendo dalle opportunità di sviluppo del tessuto economico e sociale, affermando un mercato solidale in cui la crescita economica si combini con lo sviluppo sociale, consapevole che sulla rinascita di queste aree si gioca una parte importante del futuro del Paese.

Carmelo Rollo, vice presidente Legacoop ha sottolineato nel suo intervento che la Cooperazione vuole essere protagonista schierandosi contro questo silenzio assordante sul Mezzogiorno che ha investito il nostro Paese. “I dati economici della Cooperazione, presentati ieri a Roma, sono positivi e” – continua Rollo – “il Rapporto Svimez rappresenta solo una parte della visione economica sul Mezzogiorno del Paese”.

Nel corso dei lavori ha preso la parola anche Fulvio Bonavitacola, vice presidente della Regione Campania, che ha sottolineato il forte ritardo della gestione dei fondi europei accumulato dalla scorsa amministrazione regionale garantendo un’accelerazione nelle assegnazioni delle risorse e l’intenzione di concentrare i fondi su alcuni punti chiave dell’economia campana per sostenere la ripresa di precise eccellenze industriali della regione.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, intervenendo nel corso del dibattito sul Mezzogiorno, ha sottolineato come il Paese ha perso in questa crisi la  capacità di adeguarsi alle nuove sfide tecnologiche ed economiche che stavano travolgendo il mondo chiudendosi in difesa e arrendendosi di fatto ai cambiamenti economici mondiali. “Ma questa chiusura in difesa” – dichiara Poletti – ” non è frutto solo dell’azione dei Governi italiani che si sono susseguiti in questi anni ma è anche frutto degli errori degli imprenditori e dei cittadini”.

La Cooperazione campana ha intenzione di fare la sua parte in termini di proposte e atti concreti per risollevare il Mezzogiorno, non partendo da zero ma sfruttando un patrimonio di valori, di cultura d’impresa, di esperienze e di partecipazioni che rappresenta una risorsa da utilizzare e valorizzare. Qualsiasi strategia di sviluppo di tutto il Mezzogiorno, non può prescindere dalla bellezza, dalla cultura e dalle produzioni di questa straordinaria terra, mettendo a sistema tutto questo patrimonio esistente in una sinergia che leghi Cultura, Turismo e Agroalimentare.

L’agricoltura è un settore strategico per lo sviluppo economico del nostro Paese, come della nostra regione. In Campania esiste un sistema produttivo con piu’ di 330 cooperative associate che producono un fatturato di oltre 800 milioni di euro, che rappresentano quasi il 6% delle cooperative italiane e il 37% del fatturato del settore regionale, con punte di straordinaria eccellenza. Ma per favorire lo sviluppo dell’agricoltura al Sud come in Campania, è necessario perseguire gli obiettivi strategici della semplificazione burocratica, dell’efficienza della PA, del rafforzamento della competitività delle imprese.

In Campania per quanto riguarda la valorizzazione dei beni culturali ha pesato, negli ultimi 10 anni, l’assenza di una programmazione strategica, che mettesse in relazione patrimonio, contesto ambientale, domanda culturale, investimenti e risultati. La cultura da sempre è vista come un costo piuttosto che come un investimento, ma rappresenta numeri di riguardo nel Pil nazionale.

In conclusione, c’è bisogno di innovazione culturale nel metodo e negli atteggiamenti perchè lo sviluppo del Sud deve partire dal Sud, dalle sue forze e dalle sue risorse, dal protagonismo e dall’impegno della società meridionale e delle sue classi dirigenti. Il rischio concreto al Sud, non è solo la desertificazione industriale ma pure quella intellettuale.

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