Itinerari Unesco
Itinerario Fuoco
Wine&TheCity

Vincenzo De Luca incontra Coldiretti Campania

delucaOggi presso la sede di Coldiretti Campania al Centro Direzionale di Napoli, Vincenzo De Luca ha incontrato le rappresentanze regionali della Coldiretti per discutere del suo programma elettorale e dell’agricoltura del nostro territorio. Coldiretti ha presentato al candidato alla presidenza della Regione Campania le sue 10 priorità  programmatiche  per “l’agricoltura che vogliamo” che sono racchiuse in un documento inviato a tutti i candidati regionali.

Vincenzo De Luca da parte sua ha risposto proponendo un folto programma per il comparto agricolo e ha lanciato una sfida alle 30.000 imprese campane associate.

Rilancio attraverso una campagna informativa sulla qualità dei prodotti campani, evidenziando che le aree di produzione agricole compromesse riguardano 1% dei terreni agricoli coltivati. Piano di sostegno alle aziende Agricole Campane che in conseguenza della generalizzazione informativa sulla “terra dei fuochi”, hanno subito un calo delle richieste dei prodotti Campani intorno al 75%. Introduzione di un marchio di qualità che certifichi i nostri terreni e i prodotti in essi coltivati. Questi alcuni dei punti salienti del programma deluchiano.

Le Aree agricole: da presunto centro di rischio, a caposaldo del presidio territoriale: una campagna informativa slegata dai fatti ha proiettato un alone di rischio sulle aree rurali della Campania, a partire dalla cosiddetta “Terra dei fuochi”. I dati in nostro possesso ribaltano completamente questa visione. In un contesto territoriale disordinato le aree agricole sono il principale presidio sociale ed economico. Bisogna sostenere e valorizzare questa funzione. Proteggere i suoli e le attività agricole come risorsa basilare per ogni progetto di rilancio economico, paesaggistico, civile.

L’enorme problema della terra dei veleni, oltre che con le giuste strategie di marketing, va risolto anche con l’introduzione di nuove strategie di sviluppo.
L’agricoltura campana, nessuno lo sa o nessuno lo dice, è piena di facce nuove, di giovani che stanno scegliendo di tornare alla terra. Molti di loro vivevano al Nord, o all’estero. E molti hanno anche esperienze professionali di livello che li spingono a vivere la dimensione del primo settore come una dimensione vitale di sperimentazione, di innovazione. Anche qui, l’innovazione tecnica è già a disposizione di molte aziende agricole. La cosa sulla quale molti gruppi stanno lavorando è quella di affiancare alla capacità di produrre, tipica di chi vive la campagna, con la capacità di vendere, di usare le nuove tecnologie della comunicazione per costruire una propria identità, una propria capacità di proporsi al mercato. L’innovazione rurale (o Rural innovation in inglese), che si sta sperimentando in Cilento, per esempio, o in Irpinia, è già di per sé un grande antidoto alle paure divulgate dall’immagine negativa che si fa di questa terra. Ancora una un’altra partita che la Regione Campana non può non giocare.

Se non si vuole compromettere definitivamente la capacità produttiva dell’agricoltura campana e snaturare l’identità paesaggistica della regione occorre attuare con urgenza una politica di blocco della distruzione di altre aree agricole. Questo considerando che dalla seconda metà del XXsec. sono stati sottratti all’agricoltura, come si è detto, oltre 300 mila ettari ; cioè una risorsa naturale unica e irriproducibile.
D’altra parte, occorre ricordare che i terreni delle due grandi riserve della piana del Sele e del Volturno, dopo periodici abbandoni dovuti a mutamenti climatici, invasioni barbariche, incursioni di pirati, ecc., sono state recuperate a prezzo di enormi sacrifici.
Già “alla fine del IVsec la cancellazione di 528.042 iugeri (130.000 ettari) di terra campana dai ruoli di imposta fondiaria, perché incolte” (G.Galasso, ’65), documenta l’entità dell’abbandono delle aree agricole.
Dopo vari tentativi di bonifica nel periodo borbonico con esiti parziali, si deve attendere la”bonifica integrale” degli anni 1922-’43 per restituire all’agricoltura campana 388.558 ettari; cioè: quasi l’estensione distrutta dal 1950 ad oggi!
Dunque, urge una politica di difesa delle aree agricole, anzitutto rispetto all’invasività di urbanizzazioni irresponsabili. Tale politica è oggi attuabile perché siamo di fronte a due fatti nuovi, quantunque sottaciuti: la crescita zero della popolazione e la disponibilità di un numero abnorme di vani vuoti (20 milioni in Italia e 1,5 milioni in Campania).
Questi fatti obbligano a scardinare la vecchia maniera di fare urbanistica e i piani regolatori, al fine di elaborare una nuova generazione di piani fondati sulla difesa dei terreni agricoli e delle risorse naturali e che risolva i problemi delle funzioni urbane attraverso il prioritario ricorso alla riqualificazione e riutilizzo delle aree già urbanizzate ed antropizzate.
I suoli agricoli non vanno più considerati come riserva di caccia dell’urbanizzazione a tutti i costi, ma grande risorsa produttiva e paesaggistica da salvaguardare e valorizzare.
Si è già detto nel capitolo riguardante la sperimentazione e la ricerca come esse possano essere applicate al settore agricolo con immense possibilità di concreta ricaduta produttiva. Così come è ben è noto che il settore agroalimentare è un fattore costitutivo solido ed insostituibile della base produttiva regionale.
Per tutto questo, la tutela e la valorizzazione delle aree agricole produttive si presenta in Campania come un obbligato “ritorno al futuro”, non solo di valenza economica, ma di rilievo anche ambientale,civile e culturale.
A fronte di tali visioni appare davvero un marziano la Regione Campania di questi anni. E’ totalmente mancata qualsiasi azione strategica per il rilancio di un settore vitale per lo sviluppo regionale. Basti pensare alla colpevole perdita d’ingenti risorse dei fondi europei; ovvero, sempre ad esempio emblematico, la sostanziale latitanza regionale di fronte ad un vero e proprio dramma per un prodotto d’eccellenza, come la diffusione del cinipide che sta azzerando la produzione castanicola campana, famosa nel mondo.

Per attuare il suo programma politico sul settore agricolo De Luca ci dice che si rendono necessarie alcune misure urgenti :
1) nella riforma della macchina amministrativa istituire il “dipartimento politiche agricole ed agroalimentari della campania”;

2) dotarsi al di là dei fondi europei di un PIANO STRATEGICO PER L’AGRICOLTURA E L’ AGROALIMENTARE CAMPANO”;

3) Dotarsi di una legge regionale organica su agroenergie, ricerca , innovazione e sicurezza alimentare ,METTENDO IN RETE LE UNIVERSITA’, I CENTRI DI RICERCA E DI COMPETENZA AGROALIMENTARI, che porti anche all’obiettivo di creare un marchio sanitario territoriale di qualità;

4) in raccordo con il piano nazionale sull’internazionalizzazione e la promozione , d’intesa con le partecipate nazionali , ice e sismest , prevedere “un PROGETTO DI BRAND CAMPANO PER LE NOSTRE PRODUZIONI DI QUALITA’;

5) SVILUPPARE POLITICHE DI AGGREGAZIONE,prevedendo la creazione di un DISTRETTO O SISTEMA RURALE PER LE AREE INTERNE DEL TERRITORIO REGIONALE , per stimolare le le piccole e medie imprese a fare RETE ,utilizzando il CONTRATTO DI RETE, e promuovere il DISTRETTO O SISTEMA AGROALIMENTARE INTERREGIONALE DI QUALITA’ con le le altre regioni del mezzogiorno , per le grandi produzioni dell’ ortofrutta, della quarta gamma, della zootecnia, dei vini e dell’olio, creando una rete nel mediterraneo per una più efficace commercializzazione, attraverso il rafforzamento delle op o con la costituzione di nuove op a partire dal settore del latte;

6) ISTITUIRE UN FONDO DI GARANZIA REGIONALECON IL SUPPORTO DELL’ISMEA , PER SOSTENERE LE IMPRESE AGRICOLE AD UN ACCESSO PIU’ SEMPLICE AL CREDITO BANCARIO ;

7) dotarsi di una legislazione per sostenere start up innovative nel sistema agroalimentare;

8) in raccordo con le azioni nazionali, prevedere un sistema di semplificazioni e sburocratizzazzioni per bandi, istanze ecc…

9) per il piano di sviluppo rurale 2014-2020 , concentrare le risorse, , favorendo politiche per l’aggregazione, sostegno al reddito, competitività e innovazione con interventi selettivi e non con logiche distributive , promuovendo l’integrazione con gli altri fondi strutturali , fesr ed fse;

10) sostenere un programma straordinario di educazione alimentare , incentivando l’ utilizzo del PANIERE DEI PRODOTTI DI QUALITA’ CAMPANI- DIETA MEDITERRANEA , nelle mense, nella ristorazioine ecc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Cerca
Seguici su…
Archivio post
Settembre 2026
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  
Leguminosa 2018
leguminosa 2016
Slow Food Campi Flegrei