I segreti del vino raccontati dalle rocce
Di tanto in tanto la geologia, la scienza che si occupa di analizzare la Terra e i processi esogeni ed endogeni che la modificano costantemente, si è occupata di vini. La composizione chimica, fisica e minerale del terreno influisce notevolmente sullo sviluppo della vite e sulle caratteristiche che avranno i suoi prodotti.
Tradizionalmente il mondo del vino è affollato di enologi e agronomi che sia in vigneto che in cantina occupano un ruolo determinante per la creazione di un prodotto di alta qualità.
Oggi sappiamo che la storia geologica di un territorio ha influenzato la morfologia del paesaggio e la sua composizione chimica e mineralogica ha portato enologi e agronomi a decidere di allevare un tipo di vite rispetto ad un altra. In Francia da un po di tempo il geologo sta affiancando i vitivinicoltori nel loro lavoro. In Italia primi approcci tra le due materie per identificare geologicamente l’Habitat di un vigneto si sono avuti in Alto Adige.
In passato abbiamo già parlato di caratteristiche del terreno e vino nell’articolo “La terra di Maura e la pietra bianca di Candida” dove raccontavamo che il Fiano predilige le terre sciolte e profonde di origine vulcanica, a tessitura grossa, ma offre buoni risultati anche se allevato in terreni
argillosi e a tessitura fine. Ha raggiunto un grande livello di adattamento in irpinia dove viene allevato tra i 400 e 700 metri. Candida, antico borgo della provincia di Avellino, è situato a 600 metri di altitudine. In un terreno argilloso calcareo, le viti beneficiano di notti fresche e estati miti, ben tollerando la neve invernale. Il sottosuolo in primavera restituisce alle radici calore e umidità favorendo così la mineralità e l’alimentazione idrica alle viti.










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