Elezioni: l’incontro della Coldiretti con Mario Monti (Scelta Civica)
“Esprimiamo apprezzamento per l’impegno profuso dal Governo al vertice sul bilancio di Bruxelles. In un momento difficile sappiamo come vi siete battuti per ridurre al minimo il costo per l’agricoltura del disimpegno comunitario”. E’ quanto ha affermato in merito ai temi europei il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’aprire il confronto con il leader di Scelta Civica e presidente del Consiglio Mario Monti, organizzato a Palazzo Rospigliosi, a Roma. “Se il settore primario ha perso mediamente il 12 per cento delle risorse a livello europeo, l’agricoltura italiana ha perso il 6 per cento sul primo pilastro e guadagna qualcosa sul secondo pilastro – ha sottolineato Marini -. Pur nella negatività, i danni sono stati dimezzati rispetto agli altri paesi e ciò nonostante la posizione assunta dai paesi del Nord. Certo, resta preoccupante il fatto che ci sia oggi una spaccatura a livello di Stati europei tra chi si disimpegna e chi è disponibile. Poi, tra i punti del nostro documento ne abbiamo inserito uno che auspica più Europa in Italia, ma è anche vero che a volte finiamo per essere fortemente condizionati dai dettagli, da una doppia Europa che comprendiamo poco. Sollevare il problema della libera concorrenza, ad esempio, lo posso capire su alcuni temi, non certo sul fatto che l’indicazione d’origine dell’olio venga scritta nella parte anteriore piuttosto che in quella posteriore. Mettere il tappo “antirabbocco” sulle bottiglie in che cosa lede il libero scambio? Pensiamo alla questione della carne di cavallo scoperta nelle lasagne Findus. C’è una legge europea che mette l’obbligo dell’indicazione d’origine su alcuni prodotti e lo vieta su altri. Lo Stato italiano ha fatto due leggi sull’etichettatura, sempre contrastate. La verità è che alcune questioni non hanno nulla a che fare con la libera concorrenza, ma sono frutto di interessi o disattenzioni, magari del passato. Per una volta potremmo però toglierci una soddisfazione: andiamo in infrazione e confrontiamoci con un giudice sui problemi determinati dal mettere un tappo antirabbocco sull’olio”.
“Su occupazione e lavoro – ha continuato il presidente della Coldiretti, passando a trattare temi nazionali – avevamo individuato una norma flessibile per dare spazio a giovani attraverso il sistema dei voucher, ma oggi una complicazione burocratica rischia di lasciare a piedi 50-60mila giovani che magari lavoravano nel week end e che non potranno più essere occupati in forma regolare. Un problema che preoccupa, tanto più ora che inizia la stagione delle raccolte. Sulla partita fiscale ci aspettiamo, invece, il semplice rispetto di norme già emanate. Ieri il Ministero ha dato alcuni dati sull’Imu per il settore agricolo secondo i quali sono stati versati circa 50 milioni in più. Ci aspettiamo che gli impegni siano mantenuti. Più in generale, diamo un giudizio positivo su questo Governo, che ha mostrato un coraggio non riscontrato negli anni precedenti, come sull’articolo 62, sulla limitazione del fotovoltaico sui terreni, sulla Pac. Un passo successivo dovrebbe essere distinguere chi usa la terra come strumento di lavoro da chi non fa impresa. Se vogliamo creare nuova occupazione e nuova economia dobbiamo, invece, ripartire proprio dalle imprese e l’agricoltura è il settore che in questi ha saputo innovare e adattarsi meglio alla globalizzazione”.
“Sul tema dei voucher parlerò con il ministro Fornero – ha sottolineato Mario Monti rispondendo alle due questioni sollevate da Marini -. Sull’Imu sono consapevole del fatto che esisteva una norma ad hoc e la rispetteremo anche se ora non sono in grado di dare ulteriori dettagli, anche perché i dati sono stati appena resi noti”.
“Sono rimasto molto colpito dai miei due incontri, quello di oggi e quello di Cernobbio, con il presidente della Coldiretti e il mondo che rappresenta. Purtroppo nell’attività di un presidente del Consiglio non sono frequenti occasioni come questa. Ciò che mi ha colpito è il fatto che voi date prova di una cosa che mi piace e non è frequente: il senso di responsabilità. Dico questo per tre motivi. Il primo è il vostro documento “L’Italia che volgiamo” , un documento che interpreta le esigenze e le richieste di una delle categorie più ampie e significative dell’economia e della società italiana. Il vostro modo di fare economia rafforza e ravviva la società, poiché non porta agli eccessi e non dimentica gli aspetti sociali. Il ruolo dei giovani, in questo, è particolarmente importante, poiché rappresenta un investimento morale e di energie nel futuro del Paese. Il vostro documento presenta la visione del mondo agricolo su certi aspetti fondamentali per l’Italia da realizzare nel futuro ma contiene anche cosa fare da parte vostra per evolvere questa nazione nel senso desiderato. In queste settimane ho attraversato un’Italia divisa tra una politica che fa a gara nel fare promesse sottovalutando il grado di maturità dei cittadini e la loro capacità di memoria e dall’altra categorie che hanno solo richieste senza senso responsabilità. Al contrario, c’è oggi bisogno di una condivisione e assunzione delle responsabilità, altrimenti non si va da nessuna parte.
Il secondo aspetto che mi ha colpito è la valutazione dell’attività del nostro Governo, un Governo che ha dovuto prendere una quantità di provvedimenti impopolari, esattamente l’opposto di quanto avrebbe fatto chi avesse deciso di presentarsi un giorno alle elezioni. Sarebbe giustificato se la vostra categoria si lamentasse soltanto, ma non vi sfugge che l’Italia poteva finire molto più drammaticamente di come è poi andata. Ascoltiamo distinti signori che hanno rappresentato come serena e prospera l’Italia lasciata nel novembre del 2011, prima che un complotto internazionale portasse un Governo che ha condotto il Paese al disastro, ma è un po’ forte riscrivere in questo modo una storia che è ancora nella memoria di tutti. La realtà è che abbiamo avuto tre settimane di tempo per varare il decreto salva-Italia, che conteneva una riforma delle pensioni, magari non perfetta. Vorrei ricordare che già al tempo della riforma Dini si poneva la necessità di completare il percorso rivedendo le pensioni di anzianità. Abbiamo fatto un passo avanti verso un paese maturo e fondato su una semplificazione populistica sui modo di vedere i problemi e discuterli. Dobbiamo sforzarci di vedere quale sarebbe stata l’alternativa: un Paese con finanza esplosa, una crisi sociale maggiore di quella già rilevante che abbiamo, vincolato ai sussidi e agli aiuti, incapace di risollevarsi da solo. Pensiamo che il risultato ottenuto sul bilancio europeo sarebbe arrivato se avessimo causato esplosione dell’euro oppure ricorso a prestiti di salvataggio? Come mi sarei trovato al tavolo con la Merkel, Hollande e Van Rompuy a difendere duramente le esigenze dell’Italia, con la minaccia di porre il veto, se la nostra sopravvivenza economica fosse dipesa dalla generosità altrui? E invece oggi posso essere pieno di ammirazione per il modo con cui gli italiani hanno saputo sopportare questi sacrifici e risollevarsi con proprie forze.
La terza ragione per cui sono stato colpito dal vostro documento è che sapete distinguere tra dettaglio e caso generale. E’ ovvio che nell’Ue qualcosa non piace, ma cosa accadrebbe se l’Italia non fosse nel quadro europeo, dentro paletti che essa stessa ha contribuito a decidere e che inquadrano l’andamento delle politiche economiche? In sede di discussione del bilancio mi sono speso con convinzione sull’agricoltura, anche per l’invito che mi avete fatto a Cernobbio, che mi ha dato modo di conoscere più da vicino un mondo per cui, appunto, valeva la pena di battersi, anche per le capacità del ministro Catania. Vorrei dire un’ultima cosa sul discorso delle promesse. Non ho promesse da fare, ma una fiduciosa attesa. Secondo l’ultimo report del Fondo monetario internazionale, dopo le cure dell’anno scorso, il bilancio pubblico italiano è uno dei più solidi delle economie avanzate. Se le riforme strutturali introdotte troveranno pieno completamento e implementazione avremo una crescita del Pil del 6 per cento entro cinque anni e del 10,5 per cento a regime.










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