Elezioni: l’incontro della Coldiretti con Pierferdinando Casini (UDC)
“La nostra è una proposta di Paese, di Italia e di agricoltura diversa, dove l’agroalimentare avrà una nuova centralità e che mette insieme crescita, qualità della vita, coesione sociale, benessere in generale”. Lo ha detto il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nell’aprire l’incontro con il presidente dell’Udc, Pierferdinando Casini, ospite a Palazzo Rospigliosi, sede della Coldiretti, assieme al Ministro delle Politiche agricole, Mario Catania. “Una strada che può essere seguita dall’intero Paese – ha sottolineato Marini – poiché fa leva sui suoi punti di forza. Una strada costruita sulla scelta di voler trasformare le difficoltà in opportunità e i progetti in cose concrete”.
Casini, ha aperto il suo intervento affermando di avere molto apprezzato il lavoro di Catania come ministro. “Non è un caso – ha sottolineato – se capeggia la nostra lista alla Camera, su di lui facciamo un investimento perché in Parlamento ci sia una persona che sappia di ciò che si parla e lo porti avanti. Coldiretti – ha continuato il presidente dell’Udc – è stata protagonista di una gigantesca trasformazione di immagine che ha utilizzato anche la diversa percezione del mondo agricolo che c’è nell’opinione pubblica. I ragazzi cominciano ad avere paura del futuro, con un atteggiamento ambivalente di dipendenza e timore rispetto all’innovazione. Stanno sempre davanti al computer ma sentono anche il bisogno di salvaguardare le cose del creato. Quello con la produzione agricola è un feeling che matura nell’opinione pubblica. Oggi abbiamo tutto, ma anche un sacco di schifezze. Non abbiamo difficoltà a trovare un supermercato ma mangiamo sempre peggio. Gli Stati Uniti rappresentano un caso emblematico: sono il simbolo dell’opulenza ma il problema dell’obesità è molto forte. La verità che è, dinanzi a questioni sistemiche che riguardano la vita e la morte delle persone, la gente torna a ciò di cui si fida. E ciò di cui si fida è un agroalimentare che parla il linguaggio dell’identità nazionale, della distintività italiana e che fa la sua battaglia contro la contraffazione, l’illegalità, l’abuso, la cattiva alimentazione, e in questa battaglia diventa decisivo il tema della tracciabilità. E’ questa la chiave di volta per il futuro dell’agricoltura italiana. Ma la battaglia va fatta anche in Europa, dove c’è un dimensionamento della Pac completamente sbilanciato verso gli stati del Nord, poco sensibili verso queste tematiche, e ciò ha messo in difficoltà la nostra produzione e la nostra idea di agricoltura del futuro.
Va pure detto che la gigantesca rivoluzione culturale portata avanti da Coldiretti è stata combattuta anche a mani nude, portando comunque ai risultati che abbiamo visto, ma è chiaro che ci si deve interrogare sull’esistenza di un ministero delle Risorse agricole che troppo spesso in passato è stato ritenuto un dicastero di consolazione, unì’appendice della politica economica. Oggi l’agricoltura deve diventare una priorità della politica economica poiché rappresenta una chance per un Paese che ne ha molte meno in altri comparti. E’ arrivato il momento giusto per far capire che o questo comparto diventa una freccia della faretra dell’Italia o perdiamo un’occasione importante.
Tra l’altro la rivoluzione culturale cui accennavo ha fatto sentire i suoi effetti anche sotto altri profili. Penso al discorso dello stare bene, al wellness, agli agriturismi. E sono cose che dobbiamo spiegare bene alle persone poiché rappresentano un presupposto per il risparmio della spesa pubblica. Se non si fa cultura della prevenzione anche attraverso il cibo ci attende un futuro dove finiremo per parcheggiare gli anziani in strutture pubbliche che saranno costosissime.
Condivido sicuramente il tema degli Stati Uniti d’Europa posto nel documento di Coldiretti. O l’Europa è in grado di andare verso questa direzione, con una cessione di sovranità che su molte questioni, economiche in primis, c’è in realtà già stata, o dovrà arretrare. In questa direzione è importante la battaglia condotta da Mario Monti, rispetto a chi si mangia a parole la Merkel a pranzo e cena e poi va a farle i salamelecchi. Ora abbiamo iniziato a cambiare orientamento, poiché non possiamo essere contribuenti netti a causa della nostra incapacità di usufruire dei fondi europei e di difendere al tavolo negoziale i propri interessi. Sulle quote latte abbiamo fatto una battaglia per principio di lealtà verso i poteri dello Stato. Mi auguro che in futuro non ci siano più delle rendita di posizione da salvaguardare perché una parte politica ha fatto la battaglia per la difesa dei “furbetti”.
Riguardo ai temi della fiscalità vorrei ricordare che chi parla oggi di riforme ha impedito in Parlamento di dare la delega fiscale al Governo. Sicuramente non è oggi accettabile un cuneo fiscale del 50 per cento per chi assume un dipendente. Ma per alleggerire la pressione fiscale bisogna tagliare innanzitutto la spesa pubblica. Cinque anni fa prendemmo con Pd e Pdl l’impegno di abolire le province ma siamo rimasti da soli. Sento parlare di ricavare 500 miliardi dalla dismissione patrimonio pubblico, ma dove pensiamo di andare a svenderlo, per di più con la crisi in atto. L’unica soluzione è tagliare la spesa pubblica, mettere in campo di piano realistico di smobilizzo del patrimonio pubblico e continuare la lotta ad evasione fiscale. Oggi parlare di condono tombale è un segnale devastante. Bisogna, invece, evitare l’aumento dell’Iva a luglio, considerato il calo dei consumi, e poi salvaguardare il reddito familiare, aiutare le famiglie che non ce la fanno più e che sino ad oggi sono state gli ammortizzatori sociali della crisi.
Sull’accesso al credito è chiaro che si tratta di una assoluta emergenza. Le banche oggi sono imprese ma non sempre sono gestite come tali e sono sorde sul territorio alle esigenze delle imprese agricole. In tale ottica, bisogna sostenere in tutti i modi i confidi agricoli per dare possibilità accesso al credito










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