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Coldiretti dedica a Fieragricola un’esposizione al made in Italy contraffatto

Fieragricola_6-9febbraio_2014 - Web_6673269390Nella seconda giornata di Fieragricola, uno dei più grandi appuntamenti internazionali dedicati all’agricoltura e all’innovazione, il Made in Italy torna ad essere protagonista di esposizioni e discussioni. All’interno del padiglione 2,Coldiretti ha infatti presentato una recente indagine relativa ai casi più eclatanti e curiosi di cibi italiani contraffatti nel modno.

Lo studio, presentato questa mattina, è stato arricchito da un’esposizione di alcuni di questi prodotti: dal Pandoro argentino, al Salame veneto Made in Canada, all’Asiago statunitense, al Kressecco della Germania, dal kit per falsificare il Parmigiano Reggiano a quello per taroccare il Valpolicella.

Un fenomeno preoccupante, che farebbe perdere al nostro Paese oltre 60 miliardi di euro di fatturato, oltre che potenziale lavoro e reddito alle famiglie. Non solo, secondo la Coldiretti, sarebbe in atto un processo di ulteriore perfezionamento dell’agro-pirateria internazionale, laddove ad essere colpiti sarebbe soprattutto i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale.

La denominazione Parmigiano Reggiano, tuttavia, risulta essere la più copiata in assoluto, con il Parmesan diffuso dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone. Non solo in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, ma anche il Pamesello in Belgio. All’abuso della denominazione va aggiunta inoltre anche la recente possibilità di acquistare un kit per produrre il rinomato formaggio italiano, come accade ad esempio in Gran Bretagna, negli Usa e in Australia.

Anche l’olio e il vino rientrano fra i prodotti Made in Italy fortemente imitati all’estero. Negli Stati Uniti, ad esempio, è possibile trovare il Pompeian oil del Maryland e il falso Chianti americano. In Germania, invece, il Kressecco e ilMeer-Secco imitano il prosecco italiano.

Un vero  proprio inganno globale per i consumatori, secondo la Coldiretti, oltre che fonte di danni economici e di immagine alla produzione italiana. Sarebbe necessario, commenta l’associazione, un accordo sul commercio internazionale nel Wto per proteggere le denominazioni dai falsi, ma anche maggior chiarezza a livello nazionale ed europeo. Occorre, infatti, estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari, proprio come previsto dalla legge approvata all’unanimità dal Parlamento italiano all’inizio della legislatura, ma rimasta fino ad ora inapplicata.

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