Findus e Orogel contro i prodotti coltivati in Campania
Un no forte ai prodotti agricoli campani è quello pronunciato dalle aziende Findus e Orogel . “Prodotti malati: questa la motivazione.
I due grandi marchi minacciano di lasciare il territorio tra Napoli e Caserta per tutelare la loro immagine dopo le polemiche sui terreni avvelenati e inquinati dai rifiuti della terra dei fuochi.
Un documento dello scorso dicembre firmato dal responsabile dell’area acquisti del settore agricolo della Findus, spiega: “C’è un’area della Campania nella quale sono vietate tutte le coltivazioni senza deroghe possibili”. Dentro quel perimetro delineato dalla Findus ci sono imprese agricole che riforniscono l’azienda alimentare. L’azienda di fatto vuole negare qualunque legame con la Terra dei fuochi, ma si ha l’impressione che la decisione di mollare il mercato campano non sia basata su ricerche e approfondimenti scientifici, bensì solo una scelta di marketing. La bomba mediatica che colpisce con forza il mercato campano è stata lanciata dal giornale – Il Fatto Quotidiano.
La notizia sulla presa di posizione della Findus arriva dopo alcuni giorni dalla presentazione del progetto di tracciabilità dei prodotti alimentari lanciato dalla Regione Campania. Infatti il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro alcuni giorni fà aveva presentato il progetto “QR – CODE” per la tutela dei prodotti agricoli.
Il progetto è nato su una idea del Tavolo tecnico permanente, attivato dalla Regione Campania nell’ambito delle iniziative assunte per “Terra dei Fuochi”. Al momento sono già 242 le aziende che hanno sottoscritto una convenzione con l’Istituto zooprofilattico per avere il Qr code, mentre per altre 68 è in corso l’iter procedurale. Al momento hanno già sottoscritto la convenzione, tra gli altri, il Cis di Nola, Rago ortofrutta, Basso olio e vino e il Caan di Napoli.










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