Chiocciole, bottiglie e monete. Ecco la Campania del vino secondo Slow Wine
La Campania “riputata venne dai Romani una delle piu’ celebri ed illustri Italiche province per la squisitezza dei vini” , così Plinio recitava in una delle sue descrizioni. Nel corso del tempo alcune viti si sono armonizzate ancora meglio con il territorio dando risultati notevoli grazie anche alle alte capacità dei vignaioli autoctoni. Oggi la vitienologia campana rappresenta una filiera capace di esprimere prodotti che hanno assunto una posizione di rilievo in campo nazionale ed internazionale. Numerose pubblicazioni in questo periodo si accingono a divulgare notizie e voti sulle produzioni italiane che si pavoneggiano a colpi di riconoscimenti. In questo vasto panorama ci addentriamo nella realtà campana per scoprire cosa ci dice la guida Slow Wine dei vini del nostro territorio.
Buoni, anzi ottimi: per il palato e non solo. Alla sua quarta edizione, Slow Wine non si limita a selezionare le eccellenze enologiche della penisola e a valutarne le caratteristiche organolettiche. Racconta cosa c’è dentro, ma anche cosa sta dietro il bicchiere: il lavoro, gli obiettivi e la passione dei produttori, il loro rapporto con la terra, la scelta delle tecniche di coltivazione e di cantina, privilegiando quanti attuano pratiche vitivinicole ecologicamente sostenibili.
La Campania è sempre più bianca. Anche alcuni rossi partenopei presentano notevole miglioramento, ma il primato qualitativo Irpino resta ben saldo. La guida Slow Wine ha assegnato ai produttori campani 10 chiocciole, 9 bottiglie e 8 monete. La guida passa in rassegna 39 produttori avellinesi, 11 casertani, 16 beneventani, 15 napoletani e 14 salernitani.











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