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Multinazionali e Agromafie contro l’agricoltura italiana

grano5La mancanza di materie prime affligge l’Italia. Il nostro Paese importa molte risorse alimentari per poi trasformarle in parte in nuovo prodotto. Negli ultimi decenni  l’agricoltura ha perso circa cinque milioni di ettari di terreno coltivabile e molte zone del territorio hanno subito l’incuria dell’uomo che ha abbandonato i campi. Il mattone ha conquistato ettari di terreno agricolo violando anche alcune regole della natura  provocando alluvioni e frane che colpiscono sempre di più il territorio selvaggiamente urbanizzato.

L’uso indiscriminato del suolo e la crescita demografica mondiale hanno fatto fiorire numerose previsioni analitiche che farebbero pensare ad un punto di rottura del sistema produttivo alimentare che non permetterebbe di sfamare la popolazione del pianeta. L’unica soluzione evocata da molti è l’utilizzo di organismi geneticamente modificati.

Il 12 luglio 2013 i ministri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente  hanno emanato un decreto che vieta la coltivazione di una variante di mais geneticamente modificato, il Mon810 della Monsanto, per i successivi 18 mesi a meno che prima non intervengano misure comunitarie. Questo decreto interviene a colmare un vuoto normativo, che avrebbe determinato la piena libertà di utilizzare varianti transgeniche autorizzate dall’Unione Europea, derivante dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 maggio 2013. La Corte di Lussemburgo aveva accolto il ricorso di un agricoltore,Giorgio Fidenato, contro la precedente disciplina nazionale, condannato dal Tribunale di Pordenone per aver seminato mais transgenico, autorizzato a livello comunitario ma privo di autorizzazione nazionale. Secondo la Cge, “Il diritto dell’Unione dev’essere interpretato nel senso che la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais Mon810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati” ai sensi del diritto comunitario.

Alla bocciatura europea i principali esponenti politici nazionali hanno reagito annunciando che avrebbero, sostanzialmente, ignorato la decisione europea. In particolare, il ministro De Girolamo ha dichiarato, a proposito del decreto in esame: “L’Europa lo potrebbe impugnare, è vero, e ci esponiamo a una violazione delle regole comunitarie. Però nei confronti della Francia, che ha bloccato le coltivazioni Ogm con un provvedimento simile, Bruxelles non ha ancora avviato la procedura di infrazione”.

 agricolturasocialeIl prossimo EXPO 2015 ha come slogan “Nutrire il pianeta”, occasione per ripensare alla nostra agricoltura e alla possibilità di coltivare ed allevare senza grandi costi energetici. Oggi in agricoltura si usano molti farmaci e pesticidi, per produrli si consumano molte energie. Dopo i numerosi scaldali che si sono susseguiti in campo agroalimentare il consumatore è orientato ad una spesa più attenta, all’osservazione dell’etichetta d’origine e ad un alimento più sicuro e naturale. Questa attenzione del consumatore verso il naturale ha lanciato i Mercati della Terra dove diverse organizzazioni agricole riuniscono piccoli produttori per permettere l’incontro tra il produttore ed il consumatore per la commercializzazione di un prodotto più pulito e meno caro.  L’impreditrice Giulia Maria Mozzoni Crespi fondatrice del Fondo Ambientale Italiano nel corso di una intervista rilasciata al Corriere della Sera in questa settimana ha esternato numerose perplessità sull’utilizzo di sostanze chimiche in agricoltura e sull’uso improprio degli Ogm. Secondo la Crespi l’utilizzo degli Ogm in agricoltura impoverisce le risorse idriche e crea un danno permanente all’ambiente in cui vengono introdotte. Una agricoltura più pulita e sana priva di sostanze chimiche è già possibile, secondo la fondatrice del Fai, utilizzando i metodi biologici. Secondo la Crespi in Europa una mafia potente sta spingendo per l’utilizzo del biotech in agricoltura.

contraffazione alimentareIn uno scenario confuso dove il consumatore perde potere d’acquisto e le multinazionali spingono per aumentare i propri profitti crescono nuovi pericoli: le agromafie. Il volume d’affari complessivo dell’agromafia sale a circa 14 miliardi di euro nel 2013 (fonte Coldiretti), con un aumento record del 12 per cento rispetto a due anni fa, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. L’agricoltura e l’alimentare sono considerate aree prioritarie di investimento dalla malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché del cibo, anche in tempi di difficoltà, nessuno potrà fare a meno, ma soprattutto perché consente di infiltrarsi in modo capillare la società civile e condizionare la via quotidiana della persone in termini economici e salutistici. È peculiarità del moderno crimine organizzato estendere, con approccio imprenditoriale, il proprio controllo dell’economia invadendo i settori che si dimostrano strategici ed emergenti, come è quello agroalimentare. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura. Potendo contare costantemente su una larghissima ed immediata disponibilità di capitale e sulla possibilità di condizionare parte degli organi preposti alle autorizzazioni ed ai controlli, si muovono con maggiore facilità rispetto all’imprenditoria legale.   Mettendo le mani sul comparto alimentare le mafie hanno inoltre la possibilità di affermare il proprio controllo sul territorio. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza ed il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy. Nei primi nove mesi del 2013 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come la carne (24 per cento), farine pane e pasta (16 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (8 per cento), ma anche in misura rilevante alla ristorazione (20 per cento) dove per risparmiare si diffonde purtroppo l’utilizzo di ingredienti low cost che spesso nascondono frodi e adulterazioni.

slided6ef2d9a1f614812a0096914e6afafec4Per contrastare le frodi alimentari e controllare le risorse agricole provenienti dall’estero, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha affidato all’Ismea l’incarico di rispondere a questi pericoli con un progetto pilota di rintracciabilità delle materie prime. Sono state avviate sperimentazioni nel comparto del vino, dei cereali e del latte. Ma non mancano iniziative a carattere regionale come in Campania dove si sta sperimentando un sistema di controllo per la filiera bufalina legata alla produzione della mozzarella di bufala Dop.

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