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Giornata della Terra 2013

giornatdellaterraLa Giornata della Terra (in inglese Earth Day), è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. La celebrazione che vuole coinvolgere più nazioni possibili, ad oggi coinvolge precisamente 175 paesi. Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.
Earth Day Italia, l’organizzazione italiana partner dell’Earth Day Network, nasce con lo scopo di rafforzare e promuovere l’Earth Day e le sue finalità su tutto il territorio nazionale, favorendo lo sviluppo di progetti ed iniziative per il pianeta.

È il tempo, anche quest’anno, di celebrare il nostro Pianeta e forse mai come ora la Terra richiede l’attenzione di tutti. Si auto-affermano necessità che non possono ancora essere ignorate; dai più cinici specializzati in disfattismo ai pigri sostenitori di individualistiche teorie secondo cui tanto da solo non posso far nulla: tutti si è chiamati all’attivismo.
Cambiamento climatico Deforestazione Effetto Serra, sono solo alcuni dei temi ampiamente discussi in ogni parte e in ogni lingua del mondo. Ma a volte tanto parlare echeggia come un rimbombo metallico: studi scientifici, monologhi e dialoghi istituzionali cadono nel vuoto se la società è soggiogata da un istinto aggressivo e distruttivo di qualsiasi cosa sia esterna ai paradigmi utilitaristici e omologanti di un sapere funzionale solo al profitto economico. Demolire un ecosistema che osa ostacolare la cementificazione o un modello politico-sociale che rifiuta logiche di disuguaglianze sociali è un modus operandi non più tollerabile: conduce solo a un sistema di credenze difettoso.
L’otto marzo scorso è stato ufficialmente presentato il Rapporto dell’OCSE sull’ambiente Italia 2013. L’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, studiando specifici indicatori economici e ambientali ha elaborato il terzo rapporto sulla situazione italiana; la ‘pagella’ valuta i risultati ottenuti in ambiti quali sviluppo sostenibile, gestione delle risorse e della lotta al cambiamento climatico, green economy.
Scopriamo che il Bel Paese ha rafforzato e armonizzato le politiche ambientali, in particolare riguardo agli impegni comunitari e internazionali e, addirittura , qualche volta ha anche anticipato le disposizioni europee, “come nei settori dei bacini idrografici e il trattamento dei rifiuti”. Ma i dati negativi non mancano. Ancora 30 delle città europee più inquinate si trovano in Italia; oppure, per quanto riguarda la gestione delle discariche: persistono notevoli differenze regionali e “contrariamente a quanto accade in molti altri Paesi dell’Ocse, la produzione di rifiuti urbani è cresciuta più rapidamente del PIL e dei consumi finali delle famiglie, almeno fino alla crisi economica del 2008”.
Sono molte le iniziative adottate dall’Italia per tutelare le sue risorse naturali, e ridurre l’intensità dell’uso di materiali e di energia. Queste misure hanno permesso di ottenere buoni risultati, tra cui una riduzione significativa delle emissioni di inquinanti atmosferici, progressi nella gestione dei rifiuti e nella tutela della biodiversità, ed un miglioramento della qualità delle acque superficiali.
Emergono con chiarezza, dallo studio Ocse, le disuguaglianze tra il Nord e il Sud del Paese, il Mezzogiorno ha infatti registrato performance inferiori sulla qualità delle risorse idriche e in alcune regioni (Lazio, Campania e Sicilia) devono risolvere ancora situazioni molto critiche.

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