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Pescato Nostrano questo sconosciuto

FB_IMG_1574960106612Il pesce era uno degli alimenti abituali nel menu degli ultimi cacciatori raccoglitori del bacino del Mediterraneo vissuti 10.000 anni

La Campania presenta circa 500 km di coste. Dagli ultimi dati Mipaaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ) risalenti al 2015, in Campania esistono 856 imbarcazioni di varia lunghezza,  adibite all’attività della pesca: 285 a Napoli, 132 a Castellammare e 406 a Salerno.

Esiste oggi  una conflittualità marcata tra gli operatori di grosse unità da pesca e gli operatori di piccolissime unità da pesca locale costiera. Il problema principale su cui si regge la conflittualità tra queste parti è legata alla distruzione dell’ habitat marino costiero da parte delle imbarcazioni più grosse che adottano sistemi di pesca che compromettono i fondali creando una situazione di crisi per le specie marine che non riescono a trovare più zone favorevoli alla riproduzione.

Altre difficoltà nel comparto sono legate alla regolamentazione degli accessi alle aree marine protette, alla pezzatura delle specie ittiche pescabili e al fermo pesca nazionale su alcune specie marine per periodi ben precisi dell’anno.

Ma la criticità che unisce le marinerie lungo le coste campane è legato al consumo inconsapevole delle specie ittiche. Infatti a causa della forte richiesta di specie marine di maggiore interesse commerciale, il 70% del pescato catturato non finisce sulle tavole dei consumatori. La Regione Campania attraverso il programma FEAMP legato a risorse europee vuole, tra le altre cose, ricostituire e mantenere le popolazioni delle specie pescate al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile.

Far conoscere le specie ittiche presenti nei nostri mari ai consumatori e far riscoprire alcune preparazioni locali che fanno uso di queste specie meno commerciali sono due dei possibili punti d’intervento su cui anche alcune associazioni si stanno muovendo.

In un recente intervento Gaetano Pascale, già presidente di Slow Food Italia, indicava una possibile strada da seguire: “ Più i mercati sfruttano i mari, più i pescatori e gli ecosistemi marini soffrono. Invertiamo la rotta di un’economia paradossale e ingiusta”.

Ma quali sono le specie marine mediterranee più richieste dal mercato locale?

Gli esempi più evidenti di specie ittiche sotto stress sono quello delle acciughe in Adriatico, dei pesci detti demersali (nasello, triglia, gambero rosa e gambero rosso) nel Canale di Sicilia e del pesce spada. Attualmente la popolazione mediterranea di pesce spada è soggetta a una mortalità da pesca quasi doppia rispetto a quella che garantirebbe uno sfruttamento sostenibile (fonte WWF ).

Il Mediterraneo è un sistema complesso su cui si affacciano più di  21 paesi. E’ fondamentale quindi un approccio regionale alla gestione della pesca che costruisca una strada verso la sostenibilità del settore.

L’Italia è il settimo maggiore importatore di pesce e di prodotti ittici, con un tasso di crescita medio annuale pari al 4.7% per il periodo 2004-2014. Importiamo circa 350.000 tonnellate all’anno di prodotti ittici. Il Paese terzo dal quale importiamo più prodotti è la Thailandia (fonte WWF ).

Oggi il consumo di pesce nel nostro e negli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, è costituito in buona parte da prodotti distribuiti dal commercio internazionale come: cozze cilene, calamari argentini, gamberi tropicali, gamberetti boreali, naselli senegalesi, pesci gatto vietnamiti, merluzzi dell’Alaska.

Il pangasio viene venduto come cernia, l’halibut come sogliola, lo squalo smeriglio come pesce spada, per non parlare del pesce congelato venduto come fresco. Si deve imparare a seguire la stagionalità, abbandonando quelle che sono le “mode”. Settembre è il periodo delle triglie, le seppie invece vanno acquistate tra marzo e aprile. Occorre informarsi sull’origine del pesce che si acquista e prediligere le specie locali spesso molto più buone anche dal punto di vista nutrizionale e poco costose.

78498222_10216852419516155_7637238922224861184_nE’ importante anche saper leggere le etichette, il pescato locale fa parte dell’areale di pesca Gsa 9 che comprende il Mar Ligure e Tirreno, il Tirreno centro meridionale, i mari di Sardegna, le coste meridionali della Sicilia, l’Adriatico, lo Jonio occidentale oltre al Golfo del Leon, la Corsica e Malta.

Le ultime stime effettuate sulla biodiversità marina del Mediterraneo indicano la presenza di circa 17.000 specie ( alcune delle quali: Acciuga, Aguglia, Alaccia, Anguilla, Boga, Busbana bruna, Calamaro, Canocchia, Capone coccio, Cappellano, Cefalo calamita, Cefalo dorato, Cernia bruna, Cernia nera, Dentice, Gallinella, Glycymeris glycymeris, Granchio di sabbia, Lampuga, Leccia, Mazzancolla, Menola, Mitilo mediterraneo, Mormora, Mostella di Fondo, Nasello, Occhialone o Besugo, Ombrina, Orata, Ostrica comune, Paganello, Palamita, Pesce San Pietro, Pesce sciabola, Pesce Serra, Pettine, Polpo comune, Potassolo, Rana pescatrice, Rombo chiodato, Rombo liscio, Sarago maggiore, Sarago pizzuto, Sardina, Seppia, Sgombro, Sogliola, Sparaglione, Suacia, Sugarello, Tanuta, Tellina, Tombarello, Tonnetto o Alletterato, Totano, Triglia di scoglio, Vongola, Zerro). Stando alle raccomandazioni dietetico-nutrizionali dovremmo consumare più pesce per le sue proteine ad alto valore biologico, alta digeribilità e leggerezza delle fibre, e per il contenuto di omega 3. Dall’altro lato sappiamo che, continuando con le attuali pratiche di pesca, le riserve di pesce saranno gravemente impoverite nel corso dei prossimi 40 anni.

 

feamp-1Mercoledì 27 e giovedì 28 novembre, in 3 province e 4 capoluoghi di provincia dell’intero territorio regionale si sono svolti  happy hour, aperitivi e cene, tutti appuntamenti completamente gratuiti legati al progetto Bluefish 19, progetto realizzato dall’Area Marina Protetta Punta Campanella nell’ambito del FEAMP Regione Campania 2014/2020 Misura 5.68.

Questi appuntamenti hanno permesso portare all’attenzione dei consumatori le specie ittiche eccedenti, il cosiddetto “pesce povero” e imparare così a riconoscere quei prodotti della pesca che siano “buoni puliti e giusti” evitando accuratamente di acquistare pesci sotto taglia e prediligendo il pescato locale. Nel corso della 75196260_10216852424196272_804093924502142976_ndegustazione guidata, gli ospiti hanno incontrato gli esperti dell’Area Marina Protetta Punta Campanella, i quali hanno fornito informazioni su come riconoscere e apprezzare i prodotti della pesca campana e si sono confrontati con i  referenti territoriali e regionali di Slow Food con cui discutere di sostenibilità ambientale e di riduzione del consumo di plastica.

I partecipanti all’iniziativa hanno ricevuto in dono un decimetro per misurare i pesci di piccola taglia illegali e comprare dunque solo quelli “giusti” e una bottiglietta in alluminio per ridurre il consumo di plastica.

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(foto Emilia Milly Lombardi )

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